Anche in questa edizione abbiamo avuto il piacere di ospitare diversi partecipanti, come Laurenzo, regista francese innamorato dell’Italia che voleva assolutamente essere presente alla premiere italiana del suo cortometraggio.
Ti sta piacendo il festival, Laurenzo?
Mi sto trovando benissimo, sono tutti molto gentili, anche la location mi piace molto.
Ho visto film molto belli e mi sono emozionato quando ho visto la proiezione del mio, dato che è stata la premiere.
Parlando del tuo film, ti sei mai arrampicato su di un albero?
Prima di girare il mio cortometraggio, sì, mi ero arrampicato su qualche albero, ma mai grande come quello su cui abbiamo girato. Siamo saliti con dei professionisti chiaramente, e penso di essere rimasto lì sopra per un paio di giorni. È stata una bella esperienza, se dovesse capitarvi l’occasione, non esitate. È difficile da spiegare ma è una sensazione di estrema tranquillità, con il verde che ti circonda, il vento che ti culla e ti rimanda a quando lo faceva anche tua madre. Quasi ipnotico.
Quale è il significato che hai dato alla scalata della donna per arrivare in cima all’albero?
Quando abbiamo scritto questo cortometraggio, abbiamo deciso di non dare un messaggio specifico ad esso. Volevamo lasciare piena libertà di interpretazione a chiunque lo guardasse. Se devo dirti la mia interpretazione personale, significa morire e vivere di nuovo, rinascere in qualche modo. La donna è disperata, all’inizio della sua giornata e con i suoi problemi. Non sta vivendo, non sa cosa fare con la sua vita, sta tutto cadendo a pezzi e l’unica cosa che deve fare è cambiare la propria vita e salendo su quell’albero sta facendo quello, per farlo però ha bisogno di lasciar morire la vecchia sè, ed è l’unico modo per rinascere.
È la prima volta che vieni in Italia?
No, sono stato qui svariate volte, circa sette. Vengo dalla Corsica e ho studiato italiano lì. Ho frequentato delle scuole qui in Italia e ho visitato le città più importanti. Amo questo Paese e mi piacerebbe viverci, mi sento a casa qua.
La cosa che mi ha colpito è che i paesaggi abruzzesi sono molto simili alla Corsica.
Secondo te qual è l’importanza di un festival come questo?
Beh, io ho una grande ammirazione per le persone che vogliono e riescono ad organizzare un festival. Ci vuole moltissima energia e all’inizio è difficile. Portare una manifestazione culturale come questa significa coinvolgere più tipologie di persone, sia chi ci lavora che chi ne usufruisce. È una lotta importante questa, far conoscere un cinema che di solito è fuori dai circuiti commerciali come Netflix o Amazon è dura, ma dobbiamo continuare a combattere.
Come interpreti la relazione tra cinema e ambiente?
Purtroppo il cinema è una delle industrie che inquinano maggiormente.
La relazione tra ambiente e cinema è complicata, secondo me. Tutto quello che gira intorno al cinema, dalla produzione alla fruizione nuoce all’ambiente. Quando guardi un film in streaming consumi molto carbonio, così come gli ospiti che raggiungono i grandi festival in aereo.
Fortunatamente c’è molto più di quello. Stanno venendo fuori diversi standard ecosostenibili da adottare sui set cinematografici che mi fanno ben sperare. Il cinema potrebbe essere il mezzo più importante per parlare alle persone riguardo l’ambiente. Serve a parlare loro, a parlare direttamente alle loro emozioni.
